Il gesto del fare, del costruire e del mantenere quanto è stato precedentemente realizzato sono inevitabili necessità imposte dal luogo in cui sorge il Campo, dalle circostanze, dalla storia delle persone che lo rappresentano e lo abitano.
Nasce fin da subito spontaneo un lavoro artigianale, dapprima impegnato nella ricerca di soluzioni pratiche e utili ad ospitare i bisogni di bambini e ragazzi.
Poi, grazie alla costante sperimentazione di una laboratorialità diffusa e alla convivenza di ciò con la continua opera di manutenzione di aree e strutture, ne deriva la consapevolezza che l’atto del costruire che va costantemente a rinnovare il Campo è operato in ambiti diversi, tuttavia vicini tra loro e tutti caratterizzati da uno appassionato legame con il fare, il costruire, il modificare.
La marcia d’avvicinamento ha conosciuto la ricerca di Memoria Educazione Territorio Architettura, un laboratorio che - tramite i materiali di legno, ferro, vetro e tela - ha sperimentato il tentativo di dare dimora, dentro al Campo e fuori dal Campo, a lavori nati dai ragazzi e con i ragazzi: la costruzione di un piccolo spazio espositivo storico, la realizzazione di una dimora per due pastori incontrati nelle escursioni in quota, la produzione di set per riprese cinematografiche.
Successivamente cemento, ferro, legno e vetro e fondazioni hanno permesso un salto di scala, di competenze per Il Campo nella ricerca dello spazio come strumento educativo.
E così un puro gesto manutentivo o costruttivo, apparentemente lontano da quello che è il bisogno educativo del bambino e del ragazzo, diviene il luogo d’incontro e ricerca per realizzare uno spazio dove si colloca un tipo specifico di educazione dentro a un territorio.