Parole sospese

Il Laboratorio di parole sospese è un’evoluzione dell’originaria Officina della parola e una delle diverse forme che essa ha assunto dentro il Campo. L’Officina della parola nasce, spesso in seguito alle escursioni, dalla necessità di dare un nome alle cose e di ridefinire il rapporto tra realtà, linguaggio ed esperienza.

Da qui prende le mosse il Laboratorio delle parole sospese, che invita a instaurare un rapporto personale e nuovo con la parola, approdando ad una forma di scrittura breve, essenziale, libera e giocosa. Si sceglie un libro, in esso una pagina e in essa parole sparse.
In una sconfinata quantità di parole possibili avviene un processo spontaneo di appropriazione e identificazione che porta a emergere solo alcune parole, che vengono rimontante come tanti pezzi svìncolati dal loro significato originario, riservando sorprese e abbinamenti inaspettati.

I ragazzi sono invitati a esplorare le molteplici possibilità, a costruirsi da sé un cammino tra le parole, a trasgredire dalle righe del libro e da ciò che in esso è già dato, per rifondare in libertà una grammatica personale, dove riscoprire la parola come entità viva da maneggiare e con cui operare concretamente.

La parola si trova sospesa nello spazio tramite un’operazione grafica e fisica, diventando oggetto da conoscere e interrogare, in cui trovarsi e interrogarsi e andando a comporre un testo inedito, una nuova composizione.

Qua al Campo tutti quanti conoscono le Parole Sospese: quale il processo creativo per ottenerle, l'atmosfera che si respira nel laboratorio.

Da dove arrivano? Siamo noi a crearle e a sceglierle o loro a trovarci e plasmarci? Che legame esiste con la cosa che definiscono e rappresentano?

Registro di bordo, quattro equipaggi, marinai, navigare attraverso la parola.
Ognuno salendo a bordo prosegue da dove erano approdati i precedenti.

Li, qui, un registro di carta, fogli volanti o assenti a testimonianza di chi c’è stato prima.

Mani diverse, fil di ferro, ceramica, luce, oscurità, pezzi di carta nel movimento dell’aria del tempo.

É come se, ogni qual volta si tentava di disporle sul mobile, le parole stessero tentando di scappare. Ho l’impressione stessero tentando di sfuggire all’equilibrio e all’ordine da noi datagli, come se cercassero di tornare nascoste nella pagina e nel disordine in cui erano sempre state, al luogo in cui erano prima di essere state trovate; ma quale è questo luogo?

Di fronte a tutto ciò, appena i fogli cadevano dal mobile perché mal bilanciato, ciò che facevo era sospirare profondamente, calmarmi e chinarmi per raccogliere le parole e tentare di trovare un nuovo ordine.

Credo che questo sia l'unica cosa che si possa e si debba fare.