Cùol delle Sensipie

In una fredda giornata d’inverno, sulle brine della Valpaghera, il pastore Bernardo si presenta a noi chiedendo se fosse possibile immaginare un riparo minimo e temporaneo che potesse sostituire la piccola tenda da lui usata lo scorso anno come supporto alla malga, permettendogli così di migliorare le attuali difficili circostanze di lavoro, agevolando l’attività agricola nelle estreme condizioni ambientali che presenta l’alta Val di Dois nella monticazione dei mesi estivi.

Ci è stato chiesto quindi di immaginare un cùol, un ridottissimo rifugio, un rifugio d’emergenza, luogo nel quale conservare in fresca il latte o custodire gli attrezzi del mestiere. O ancora quel baitì del pastür che, raccontano i vecchi, prende la forma di una minuscola costruzione con pietre a secco elevata dai pastori fin dalle epoche più antiche a metà strada tra le malghe stabili come quella del Dois e i pascoli più alti, come le Sensipie, utile soprattutto a ripararsi dai temporali e dalle burrasche e a passare la notte accanto alle greggi.

Così è nata l’idea di progettare per i due pastori una struttura sobria ed essenziale che potesse reinventare l’architettura primaria di quei ripari rudimentali e che potesse rinnovarla in un’epoca che richiede soluzioni economicamente sostenibili, materiali poveri, grande attenzione all’ambiente che circonda e tecniche all’altezza di una grande sfida: permettere a questo territorio di non essere abbandonato, consentendo a chi qui svolge il lavoro di pastore e agricoltore di poterlo portare innanzi in migliori condizioni, vivendo in un ricovero che possa offrire servizi igienici, elettricità, un tavolo, un letto, un riparo sicuro dalle intemperie. Architetture che debbono essere necessariamente in piena sintonia con il territorio, funzionali, essenziali e belle allo sguardo, perché funzionalità e bellezza insieme possano, ne siamo convinti, migliorare la difficile permanenza in quota.

Con i suoi 7 metri quadri il Cùol delle Sensipie nel corso di quest’estate avrebbe dovuto fungere da riparo utilizzato dai pastori della Val di Dois durante il periodo di conduzione del gregge nei pascoli più alti, appena sotto il Lago delle Pile. Protezione per due persone montata a metà del sentiero che dalla malga conduce ai pascoli, manufatto temporaneo che dialoga con le architetture fisse, le malghe del Dois e della Monoccola.
Con un solo volo di elicottero sarebbe dovuto essere trasportato nel luogo di permanenza il 30 giugno e riportato allo stesso modo a valle il 20 di settembre.

Senza fondamenta e senza alcuna base, non avrebbe lasciato segno del proprio passaggio. Presenza architettonica discreta, risponde ai bisogni essenziali di chi nelle terre alte vive e lavora, custodisce i pascoli, i preziosi corsi d’acqua sotto i nevai e le immense pietraie che lassù ogni cosa circondano.

Siamo convinti che preservare e rinnovare uno dei più antichi mestieri dell’umanità significhi anche garantire l’identità di un luogo e di una comunità, valorizzare la presenza dell’uomo nel proprio territorio d’origine, far sì che possa essere tramandata al futuro. Ogni architettura accompagna la vita di chi la abita, concede un certo modo di stare, educa i gesti ma non li ammaestra. E’ una possibilità. E quindi un discorso aperto.

L’architettura minima del Cùol delle Sensipie trae la sua origine da quegli antichi manufatti che potevano essere spostati di volta in volta, seguendo i pastori nel loro andare. Ha parole che lo abitano, che lo inseguono, che lo definiscono nella grammatica delle montagne. La nostra speranza è che possa divenire un racconto tra chi vive in questi luoghi e il territorio che ci circonda.