Il Laboratorio del cinema nasce dalla volontà di riallacciarsi ad un percorso lungo 40 anni.
Fin dalle sue origini il Campo lavora con la ripresa, la cinematografia nella sua forma più spontanea: da “Ipotesi cinema” di Ermanno Olmi, a lavori più estemporanei, ad una composizione via via più articolata fino al 2023.
Nel maggio piovoso di quell’anno, mentre il Campo sta operando come è suo solito con le scuole, nasce l’idea di avviare una sperimentazione cinematografica con i ragazzi.
Due mesi dopo, approdati al Campo una macchina da presa e un paio di microfoni, il primo film può avere inizio.
Il primo film viene costruito con tutta l’inesperienza, l’inventiva, le partecipazioni più improbabili; tuttavia, in dodici giorni di lavoro insieme ai ragazzi, viene realizzato il primo cortometraggio: è l’inizio di un laboratorio e di un metodo di lavoro.
Nei film successivi l’inquadratura dialoga con la falegnameria modelli e con la scrittura.
La falegnameria modelli è parte integrante del cinema, e permette di realizzare, tramite macchine del legno e particolari strumenti e materiali, dei set cinematografici in cui girare le scene del film, per poter lavorare con libertà di immaginazione, andando oltre i limiti del reale e del possibile.
Da una parte le riprese costruiscono gesti, parole in scene reali. Di giorno o a volte anche di notte i ragazzi sono gli attori protagonisti, le comparse, gli addetti suono, gli addetti scena, gli addetti luci: un’efficiente e intensa collaborazione.
Allo stesso tempo, in falegnameria modelli si costruiscono luoghi lontani nel tempo, mondi paralleli possibili o a volte immaginari, che prendono forma e rinascono tra le mani dei ragazzi, grazie al loro operare, e che saranno parte complementare delle ambientazioni del film.
Viene invece affidata al Laboratorio di Storie la composizione della trama e della sceneggiatura del film.
La materica del fare si unisce così alla scrittura di un racconto, per lavorare insieme sulla medesima vicenda: le parole scelte dai ragazzi del Laboratorio di Storie prendono forma, diventando realtà tangibile grazie alla falegnameria modelli. Un paesaggio descritto diviene una miniatura e poi un ambiente del film.
In queste fasi del lavoro, con linguaggi diversi ma l’un l’altro necessari, si esprime una bellezza mai pienamente afferrata.
Ci si lascia indietro sempre qualcosa per la volta successiva.